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Il nome di chi, nella serata di oggi (giovedì), trascinerà il “Crocione” rimarrà segreto #Tromello
Il penitente vestito di rosso
pubblicato il 29 marzo 2018 alle ore 18:06
Il penitente misterioso trascina il “Crocione” (foto Gallotti)

Uno sconosciuto incappucciato e vestito di rosso, che porterà la croce per espiare le sue colpe. Le processioni del giovedì santo sono tante, ma poche (almeno nel territorio) sono così curiose e partecipate come quella del “Crocione” a Tromello. Dopo la messa delle 20,30 un penitente, ogni volta diverso, scelto dal parroco e assolutamente anonimo, partirà dalla chiesa di San Rocco, in via Dante, per un breve giro circolare tra le vie del paese. Avrà ai piedi delle pesanti catene e porterà sulle spalle una pesante croce seicentesca (proprio “il crocione”). Sarà accompagnato dal Cireneo, un’altra persona del paese che lo aiuterà in caso di caduta e dai “sanrocchini” in divisa bianca, i membri della confraternita di San Rocco, che circonderanno il penitente in modo da proteggerlo dagli sguardi indiscreti. In realtà i tromellesi non insistono più di tanto per conoscere l’identità dell’uomo incappucciato. La stessa processione è “silenziosa”, privilegiando così la solennità allo spettacolo. Un’atmosfera silente e suggestiva accompagnerà il corteo e la grande croce trascinata dall’uomo incappucciato, passando anche (e sostando) nei pressi della Madonna di via Trieste. «È il parroco – spiega Davide Grossi, il presidente della biblioteca – a scegliere ogni anno chi sarà la persona incappucciata. Si offrono per il ruolo uomini del paese che ritengono di dover espiare un grave peccato o per esaudire un voto. La lista d’attesa è lunga ed anche per questo motivo è garantito l’anonimato. Negli ultimi anni lo stile della cerimonia è un po’ cambiato: prima era tanto il folklore quanto “bassa” la dimensione religiosa. Adesso gli ultimi parroci hanno voluto mettere in risalto quest’ultimo aspetto. Per me è un bene, dato che la cerimonia è più partecipata». Partecipata e solenne, proprio per il silenzio assordante e la maestosità dei costumi, delle catene, della croce. La tradizione di questa singolarissima processione pasquale si perde nel corso dei secoli e le sue origini non sono, ancora, del tutto chiare. La chiesa di San Rocco è tradizionalmente legata agli eventi tragici delle pestilenze seicentesche. Proprio durante l’epidemia del 1630, narrata anche con dovizia ne “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni, nacque in paese la devozione al santo e, da qui, la processione di espiazione tramandata fino ai giorni nostri.

Davide Maniaci
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