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Da sabato una retrospettiva dei lavori più celebri del famoso artista statunitense
L'ironia di Joseph Kaliher a The Outartlet gallery
pubblicato il 12 ottobre 2017 alle ore 10:52

Inaugura sabato 14 ottobre alle 17 presso The Outartlet gallery la personale di Joseph Kaliher. Una vera e propria retrospettiva dei lavori più celebri del famoso artista statunitense. Sarà un’opportunità per conoscere meglio la filosofia dietro ai suoi lavori e la corrente artista del surrealismo simbolico. La mostra resterà aperta fino al 7 novembre.

Joseph Kaliher, con grande ironia, mette in scena i conflitti dell'uomo rispetto alle regole imposte dalla morale civile, attraversando delle fasi tipicamente dantesche: la caduta nel vizio, il dilaniarsi nel pentimento, e il redimersi attraverso la contemplazione (la meditazione e la ricerca verso l’IO), per riscattarsi dal peccato originale del genere umano. I suoi lavori sono direttamente proporzionali ai movimenti sociali contemporanei, l’artista pone l’accento sugli aspetti trascendenti e irrazionali: ne sono esempio i paesaggi surreali, le proporzioni invertite e l’utilizzo di simboli ripetuti. La ricchezza di inventiva nelle sue opere, vere e proprie visioni, chiama in causa dottrine diverse, come la psicoanalisi, la teologia e la filosofia, ciascuna delle quali capace di una propria lettura. In questo le sue opere ricordano molto Hieronymus Bosh, sia come induzione grottesca di una vita reale, che come impostazione tecnica nel disegno, che è, appunto, realizzato con una prospettiva appositamente rovesciata. Questo stratagemma permette di creare un mondo fiabesco e surreale, capace di indurre sensazioni di stordimento ed alienazione. Le sue opere sono un labirinto di simboli, immagini sapientemente usate dall’artista con i significati più diversi. Un esempio la mongolfiera, molto spesso citata, simbolo di libertà e speranza, l’unica condizione per l'essere umano di andare contro quanto imposto dalle regole della natura (la forza di gravità), o la mela conosciuta come allegoria del peccato originale, qui simboleggia la città statunitense famosa per le sue contraddizioni tra la lussuria e la speranza. E mentre un personaggio precipita nel vuoto, a salvarlo ci pensa una scacchiera, sinonimo della razionalità, o ancora, le scale connessione tra questo mondo e l’aldilà.

Il lavoro di Kaliher è un percorso di vita, un cammino verso la conoscenza, verso il proprio io, attraverso la riflessione e la introspezione filosofica di un libero pensiero In questo senso il suo lavoro è una prefigurazione dell'immortalità, appagando quello che, se per l'uomo comune è un bisogno psicologico, per l'artista è uno dei confini della sua stessa identità. Lo stesso Kaliher sostiene: Magnifico è il fine che si propone con i suoi quadri: elevare l'uomo, il singolo, colui che vuole elevarsi, farlo pensare, meditare, comprendere che egli stesso è un messaggero inconsapevole del Supremo, che del tutto è una infinitesima parte e che queste parti, nel "tutto" sono legate da un solo cemento: l'Amore.

Joseph Kaliher nasce in una comunità di hippies vicino a Ranger, Texas - Stati Uniti d’America. All’età di due anni segue la madre in Italia, insieme al suo secondo marito, il Duca Emanuele Canevaro di Zoagli. Cresce tra Italia ed Inghilterra, terminando gli studi secondari a Leicester nel collegio dei Padri Rosminiani. Riceve lezioni private nella tradizione d’arte classica dal Maestro Maurizio Martelli dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Si diploma all’Institut Superieur de Peinture Van Der Kelen et Longelain a Bruxelles, dove si specializza in pittura trompe l’oeil, faux bois et marble alla maniera fiamminga, sotto la tutela di Clemente Van Der Kelen. Inizia così una carriera internazionale, Kaliher collabora con Paloma Picasso nel suo atelier di Firenze, e con il famoso architetto Michele Bonan. Lavora inoltre per l’aristocrazia europea, tra i quali, il Marchese Ludovico Antinori, il Principe Colonna di Napoli, il Conte Walfredo Della Gherardesca, i gioiellieri Vennari e gli industriali Demico e Collini, le famiglie Ferragamo e Modestini. Negli anni ’90 diventa anche famoso per le sue scenografia prestate ai talk shows televisivi. Attualmente le sue opere si trovano nelle collezioni della Fondazione Enrico Coveri, ed al Museo di Arte contemporanea di Villa Demidoff a Firenze.

Annalisa Vella
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