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Francesco Merlo, firma di Repubblica, presenta il suo "Sillabario dei malintesi. Storia sentimentale d'Italia in poche parole"
«Sono le parole, e non le date, a scandire il percorso della Storia»
pubblicato il 16 ottobre 2017 alle ore 18:12

Tra i più acuti osservatori della società e della politica italiana, firma illustre del Corriere della Sera prima e di Repubblica oggi, Francesco Merlo - ospite domenica pomeriggio alla Rassegna Letteraria di Vigevano - ha presentato il suo "Sillabario dei malintesi. Storia sentimentale d'Italia in poche parole" (pubblicato da Marsilio).

L'intuizione che sta alla base del libro è che sono le parole a decidere davvero il percorso della storia, non le date. «Noi ricordiamo Dallas, Troia, Piazza Fontana, la strage di Bologna. Sono luoghi della nostra memoria e del nostro immaginario, la cui data sfuma nel ricordo. Quando fu ucciso Kennedy? In quale anno? Ricordiamo la metà degli anni Sessanta, ma non la data. Ricordiamo però Dallas».
Il libro inizia e finisce con un omaggio ai genitori, ricordati nel primo capitolo, "Monarchia", e nell'ultimo, "Matria". Nel mezzo, oltre settanta parole che insieme raccontano che cosa è successo in Italia dal dopoguerra ad oggi. «Mio papà era di destra, la mamma di sinistra. Papà votò Repubblica, mamma scelse la Monarchia. Luigi Einaudi, Enrico De Nicola, Benedetto Croce, Eugenio Scalfari votarono monarchia, come Gianni Agnelli. Ma per motivi opposti». Perchè la storia d’Italia è una storia dei malintesi: «Le parole non somigliano alle cose che indicano e il malinteso è importante perché evita l’idea della vergogna e il giudizio spontaneo di condanna». La politica italiana poi è da sempre fucina di ossimori. «Ho cominciato giovanissimo a raccontare il progetto politico delle convergenze parallele e ora sto qui a raccontare il progetto politico del "vaffa" - ha commentato Merlo -. A Moro si deve l'invenzione delle convergenze parallele, forse la più celebre espressione del politichese, sopravvissuta alla scomparsa del suo artefice benché nessuno ne abbia compreso mai il significato; Grillo, con il Vaffa-Day ha promesso di portare al governo l'odio per ogni governo, di governare insomma con un antigoverno». «La parolaccia, così diffusa oggi, va difesa - precisa Merlo -. Ma intendiamoci, solo se usata bene. In questo caso è lingua, ce lo insegnano Dante e Gadda. Il turpiloquio invece non ferisce, non colpisce nel segno, è solo usare male la lingua italiana». Nel sillabario trovano spazio anche i silenzi «Quando Sciascia incontrò Enrico Berlinguer parlò pochissimo. Idem il capo del Pci. Un testimone raccontò che in realtà non si parlarono affatto. Il silenzio li univa. Ma quando nel maggio del ’77 i due si parlarono davvero, ne venne fuori una doppia denuncia per calunnia».

Annalisa Vella
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