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Sabato sera il comico ligure a Vigevano per primo spettacolo della rassegna "Arte dei comici"
Antonio Ornano al Cagnoni con "Horny"
pubblicato il 10 novembre 2017 alle ore 12:19

«Molte delle mie battute migliori arrivano dopo le giornate iellate. Esci dal letto in mutande, puzzi, non ti ricordi che a casa è già arrivata la donna di servizio. Tenti di spiegarle, ma lei è sudamericana e non ti capisce. Allora ti chiudi nello studio, apri l’agenda e scopri che devi telefonare a trenta persone. Nel frattempo hai già ricevuto cinquanta email. Ecco, da queste situazioni io sviluppo, romanzandole, e racconto le mie storie».
Antonio Ornano è uno dei pochi comici della sua generazione che fa ridere per davvero. Per questo motivo molti aspettano “Horny”, in scena a Vigevano questo sabato sul palco del teatro Cagnoni, alle ore 21, primo spettacolo della rassegna “Arte dei comici”.

Ornano, ligure, nome di punta del programma Tv Colorado, parlerà della cronaca spietata della vita post matrimoniale, come marito e come padre, con un’ironia amara ma fulminante. E con uno stile nuovo, in cui bastano un microfono e uno sgabello rosa shocking («mi piaceva ed è dedicato alle donne»). «Anzi – scherza – io credo di essere fortunato, dato che mia moglie almeno non mi tradisce! Racconto la situazione dell’uomo e la sua inadeguatezza, anche di pensiero. Lo vedo negli amici e in me stesso: ad una certa età, dopo i 40, iniziamo ad avere una percezione estetica assolutamente sovrastimata. Ci consideriamo molto più belli, affascinanti. La donna di sé stessa pensa il contrario. Ecco perché signore bellissime si accompagnano spesso ad anziani orrendi, non per forza ricchi. Poi, dopo che arrivano i figli, l’attenzione cala del tutto: prova a buttare le camicie nel cesto dei panni. Le ritroverai pulite dopo tre mesi».

Quali dettagli del ménage coniugale ti fanno più ridere?
«Quando le situazioni di vittima e carnefice sono ribaltate rispetto all’immaginario comune. In altre parole, quando la vittima è il marito. Anche se io, scherzando, me la prendo con le donne, loro sono molto più rigorose e coerenti. Il maschio è contraddittorio. Nessuno riderebbe nel vedere un uomo che se la prende con una donna. Il contrario diverte. Così come un bambino quando strapazza il padre. Quando il più debole ha la meglio e schernisce il più forte, mi piace. Mi fa ridere anche il compromesso: in realtà è subordinazione totale. Chi sceglie arredamento, tende, vacanze?».


Come riderà, invece, il tuo pubblico?

«Il mio meccanismo comico è abbastanza classico, ed è quello che piace a me. Parto dalle esperienze personali e metto in luce le mie debolezze. Se è fatto in modo sincero, la gente se ne accorge ed è dalla tua parte. Le fragilità che mostro di me stesso sono anche quelle degli altri. Inoltre uso altre tecniche vecchie come il mondo: l’iperbole, il contrasto tra linguaggio forbito e la caduta di gusto, lo sfogo catartico. Adesso alcuni cercano una comicità “usa e getta”. Mi mettono in difficoltà, io non sono per le battute fulminanti ma per le storie».


Un lavoro, quello del comico, che per te sembra una vocazione.
«Assolutamente. Rimasi folgorato da bambino da Robin Williams. Poi iniziai coi laboratori di teatro, anche drammatico. Ho scoperto le stand-up comedian americane coi sottotitoli. In Italia non si potrebbero fare, hanno un umorismo troppo crudo. Però anche qui abbiamo grandi monologhisti: Paolo Rossi, Grillo, al di là della politica. Per me la comicità è una terapia. Anche se passo un periodaccio, vado sul palco e mi diverto. Avrei speso migliaia di euro in analisi, senza un palco. Quando ci salirò triste, sarà il momento di smettere».


Come vedi il rapporto con tua moglie fra vent’anni? «Non voglio neanche pensarci. Se già mi rompe le scatole adesso, figuriamoci tra vent’anni, con l’esperienza che avrà...».

Davide Maniaci
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