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Il prestigiatore parla del suo invito al “Magic Castle”
Paviato, la sua “micromagia” conquista anche Hollywood
pubblicato il 14 febbraio 2018 alle ore 16:09

La “micromagia” di Aurelio Paviato ritorna a Hollywood, in quel “Magic castle” considerato come il teatro alla Scala dei prestigiatori. Un’arte, quella della “close-up magic”, portata alla ribalta proprio dall’illusionista vigevanese negli anni Novanta, grazie alle sue fortunate partecipazioni a Canale 5 per “Buona Domenica” e il “Maurizio Costanzo Show”.
«Sarò lì dal 7 al 13 maggio – confida Aurelio Paviato – in un posto che rappresenta il “gotha” dei prestigiatori mondiali, punto di incontro anche di numerose star dello spettacolo. Tempo fa, dopo aver vinto il primo premio di micromagia
(la “close-up magic”) al congresso mondiale di Losanna, fui già invitato al Magic Castle per presentare il numero che mi valse quel premio. Poi sono arrivati gli inviti in televisione». Ma adesso, con una diversa maturità artistica ed una maggiore consapevolezza, Paviato presenterà nuovamente in California un numero di scena, tratto dal suo spettacolo “Storie di un artigiano di illusioni”.
«Mi esibirò – prosegue – una ventina di volte in una settimana, con tre spettacoli a sera da venti minuti. Ritmi pesanti,
ma... è Hollywood. È certo che essendo show così brevi non posso dilungarmi nelle storie e negli aneddoti su cui indugio nello spettacolo. E sono contento che in America la mia arte sia chiamata “close-up magic”, “magia in primo piano”. La traduzione italiana di “micromagia” sembra sminuire e parlare di qualcosa di poco importante. Ma è quasi più difficile far sparire una moneta che la statua della Libertà». Così si esibisce Aurelio Paviato: con corde, carte
da gioco, monete, bicchieri. Oggetti di tutti i giorni che spariscono e si trasformano a pochi metri da uno spettatore che non riesce a capire cosa sia accaduto e si chiede «ma come avrà fatto?».
«Oggi le persone – continua il prestigiatore – sono abituate agli effetti speciali del cinema e vedono la nostra figura come “anacronistica”. Ma le tecniche cinematografiche diventano vecchie in pochi anni, i computer in pochi mesi. I giochi di prestigio esistono da due millenni e sono l’unico modo per presentare qualcosa di “surreale” anche nella realtà, qui e ora, senza nient’altro». Una storia, quella del vigevanese classe 1958, iniziata per passione e decollata dopo aver lasciato un tranquillo, sicuro e “morbido” lavoro in banca.

Davide Maniaci
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