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Cronaca
Oltre 50 i colpi messi a segno in 4 Province. Una delle due basi era il campo nomadi di strada San Marco a #Vigevano. L’operazione dei #carabinieri di Cremona del maggiore Rocco Papaleo
Operazione “Black Out”: sgominata la banda degli "acrobati del rame"
L'indagine dei carabinieri di Cremona guidati dal maggiore Rocco Papaleo. Otto arresti per furto aggravato e ricettazione: nei guai 10 nomadi di etnia rom e il loro ricettatore, un pensionato italiano
pubblicato il 5 dicembre 2018 alle ore 12:35

Otto persone sono state arrestate per furto aggravato e ricettazione di rame. Il materiale era stato sottratto in una serie di colpi messi a segno a cavallo di quattro province lombarde. Una delle basi operative dell'organizzazione, stroncata dall'operazione "Balck-out" dei carabinieri di Cremona, guidati dal maggiore Rocco Papaleo, era a Vigevano, al campo nomadi di strada San Marco recentemente demolito. In territorio lomellino la banda aveva colpito a Castello d'Agogna, Zeme, Olevano, Nicorvo, Alagna, Confienza, Mortara e Tromello.

 

I ladri “free climber”

Abili, spregiudicati e scaltri, capaci di non fermarsi di fronte a nessun ostacolo. In poche ore riuscivano a razziare quantità impressionanti di cavi di rame, arrampicandosi sui tralicci altissimi dell’energia elettrica: centinaia i chilometri di cavi che la banda di professionisti è riuscita a rubare. Sono oltre 50 i colpi messi a segno nelle zone più isolate della bassa padana lombardo-emiliana e delle risaie della Lomellina e del pavese che hanno provocato numerosi black out elettrici.

 

Gli arresti

L’operazione denominata “Black Out” dei carabinieri di Cremona – in collaborazione con quelli di Milano, Lodi, Pavia, Udine e Bologna – è scattata all’alba di martedì 27 novembre. I militari dell’Arma hanno rintracciato e arrestato 8 individui ritenuti responsabili di furto aggravato e ricettazione. Sono inoltre stati denunciati in stato di libertà altri 3 soggetti, già arrestati in passato in flagranza di reato. Complessivamente sono 11 le persone coinvolte dall’operazione: 10 nomadi di etnia rom e un italiano, domiciliati nei Comuni di Sant’Angelo Lodigiano (Lo), Caselle Lurani (Lo), Vigevano (Pv), Miradolo Terme (Pv), Badia Pavese (Pv), Corteolona (Pv) e Santa Cristina e Bissone (Pv).

 

Le indagini in 4 Province

La banda agiva in quattro Province – Cremona, Pavia, Lodi e Piacenza – ed è ritenuta responsabile di furti, oltre che di rame, anche di altri metalli, di cavi elettrici interrati negli incanalamenti di strutture industriali, di ingenti quantitativi di merci varie, oltre a veicoli e attrezzi di lavoro, sottratti ad abitazioni e aziende. L’attività investigativa – condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Cremona del maggiore Rocco Papaleo (fino all’ottobre 2017 Comandante della Compagnia Carabinieri di Vigevano) e coordinata dal sostituto procuratore Francesco Messina – è iniziata nel luglio 2016. Sospesa per alcuni mesi per la fuga di alcuni componenti del gruppo criminale in Romania, loro paese di origine, l’indagine è poi ripresa per tutto il 2018. L’esecuzione della misura cautelare in carcere da parte dei carabinieri di Cremona è arrivata dopo un’impegnativa attività di ricerca: molti componenti della banda, infatti, hanno compreso di essere ricercati, e hanno deciso di lasciare l’Italia. Altre bande criminali della stessa etnia, riconoscendo la loro abilità, avrebbero chiesto ai “freeclimber del rame” di tornare più volte nel nostro Paese, dove hanno messo a segno altri colpi.

 

Il modus operandi: le basi nei campi nomadi di Vigevano e Sant’Angelo Lodigiano

I componenti della banda partivano dai campi nomadi di strada San Marco a Vigevano e da quello presso la Cascina Belfuggito di Sant’Angelo Lodigiano. I malviventi si muovevano di notte, scegliendo soprattutto zone isolate. Organizzavano i colpi nei minimi particolari, compiendo perlustrazioni preliminari per individuare i luoghi più adatti. Non solo, manomettevano con abilità i sistemi d’allarme e di videosorveglianza, ritardando così l’intervento delle forze dell’ordine e complicando le indagini. Prima rubavano auto e furgoni parcheggiati all’interno di abitazioni e aziende del posto, poi caricavano sui veicoli il rame che nel frattempo era stato sottratto. Oltre ai veicoli, venivano spesso rubati anche beni come computer e attrezzature di lavoro, causando danni rilevanti alle ditte. I carabinieri hanno stimato che ogni furto ha causato una perdita economica che oscilla tra i 10 e gli 85 mila euro. Nelle prime ore del mattino i componenti della banda facevano poi ritorno nelle basi di Vigevano e Sant’Angelo Lodigiano.

 

Il ricettatore

I carabinieri sono riusciti a individuare e arrestare anche il ricettatore del gruppo: si tratta di un pensionato italiano. L’uomo, che acquistava ingenti quantitativi di rame ricavato dai conduttori e dalle bobine, consapevole della provenienza illecita della merce, aveva un ruolo ben preciso anche nell’organizzazione logistica dell’attività di smercio, nella fase del trasporto e del suo piazzamento per cui alimentava un florido giro d’affari. I beni rubati venivano poi reintrodotti nella catena del commercio lecito attraverso alcuni gestori compiacenti con cui il pensionato manteneva stretti legami, in particolare nelle province di Piacenza e Pavia; gli accertamenti sono ancora in corso. I carabinieri hanno scoperto che per accontentare le richieste della sua “clientela di fiducia”, spesso era lo stesso pensionato a indicare gli obiettivi da colpire, commissionando furti di particolari prodotti, come alimenti e attrezzature per i bar. Le perquisizioni domiciliari hanno permesso di ritrovare parte della refurtiva: si stima che il valore della merce rubata dalla banda superi il milione di euro.

Ilaria Dainesi/Umberto Zanichelli
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